Avvocato a Firenze — cittadinanza italiana

Sono qui da dieci anni e voglio la cittadinanza

Parlo arabo: puoi parlarmi nella tua lingua.

Parliamo della tua cittadinanza. In arabo, guardando le tue carte, non un caso generico.

Sai se la tua domanda è completa prima di presentarla.

Il primo colloquio è breve e gratuito. Non ti impegna a niente.

Due mazzi di carte ingiallite legati con lo spago, su un tavolo di legno

Dieci anni qui, cambi di casa, domanda già fatta

  • Sei in Italia da più di dieci anni e non hai mai presentato la domanda. Rimandi da un po'. Ogni volta ti dicono una cosa diversa.
  • Hai cambiato casa tante volte e non sai come risulti all'anagrafe. C'è un periodo in cui potresti non risultare residente.
  • Vieni da un Paese dell'Unione Europea e sei qui da cinque anni. La tua strada non è la stessa. Va guardata da vicino.
  • Hai già presentato la domanda da solo e non sai a che punto è. Sono passati mesi. Non è arrivato niente. E non sai a chi chiedere.
  • Il tuo nome è scritto in due modi diversi su due documenti. Su un documento c'è una lettera in più. Su un altro no.

Non ti riconosci in nessuna? Scrivimi lo stesso.
Mi racconti la tua situazione. Ti dico se è una cosa di cui mi occupo.

Dove va la tua domanda e chi la decide

Una mano che cala un fascicolo dentro una scatola già piena di fascicoli legati

Su questo sito non trovi cosa devi portare: i documenti dipendono dal tuo caso.

Trovi la strada, così sai dove sta andando il tuo fascicolo.

Chi decide non è a Firenze.

La tua domanda esce da Firenze. La legge un altro ufficio.

Non c'è uno sportello dove chiedere come sta andando. Con gli uffici parlo io.

Prima si guarda una cosa sola: se la domanda è completa.

I tuoi anni in Italia si contano sulle carte, non a memoria.
Perché una domanda sbagliata si rifà. E si paga di nuovo.

Le parole che ti sentirai dire, e cosa vogliono dire

«Istruttoria»
il tuo fascicolo è aperto e lo stanno guardando.
«Termine di legge»
due anni dalla domanda. È un termine, non una data garantita. Può essere di più. Non dipende da me: decidono gli uffici.
«Interruzione della residenza»
per un periodo l'anagrafe non ti registra come residente. Lo chiamano «il buco». Quasi nessuno sa di averlo.
«Sollecito»
una lettera che mando agli uffici. Si manda quando il termine di legge è passato.

Conto i tuoi anni e presento io il fascicolo

La punta di una matita appoggiata su una colonna di date stampate

Conto i tuoi anni, uno per uno.

Non quelli che ricordi tu. Quelli che risultano scritti. Se c'è un buco, ti dico dov'è e da dove viene.

Guardo il tuo caso, non un caso uguale al tuo.

Due persone con gli stessi dieci anni hanno due strade diverse.

Il lavoro, la famiglia, un vecchio problema con la giustizia: cambia tutto.

Le carte che arrivano dal tuo Paese le chiedo quando servono.

Vanno tradotte e legalizzate. Costano. E hanno una scadenza. Se scadono prima che servano, le paghi due volte.

Il fascicolo lo presento io.

Tu non compili niente. Tu non chiami nessun ufficio.

Passato il termine di legge, i solleciti li scrivo io.

È una lettera in italiano, agli uffici. Non la scrivi tu.

Quello che mi dici lo sento io.

Non ti passo a una segretaria. E resta tra noi due, per legge.

Ci parliamo in arabo. Gli atti li scriviamo in italiano.

Quello che non devi fare

  • Non devi parlare italiano.Parliamo in arabo, come ti viene meglio.
  • Non devi portare nessuno a tradurre.Quello che mi dici resta tra noi due.
  • Non devi contare tu gli anni di residenza.Li conto io, sulle carte.
  • Non devi far tradurre o legalizzare niente prima di parlarne.Prima si guarda, poi si spende.
  • Non devi capire quale ufficio ha il tuo fascicolo.Con gli uffici parlo io.
  • Non devi preparare niente prima.Porta quello che hai, anche disordinato, anche in arabo.
  • Non devi compilare moduli su questo sito.Mi scrivi un messaggio e basta.

Ci parliamo in arabo. Gli atti li scriviamo in italiano.

«Dieci anni non bastano?» «Posso farla da solo?»

«Sono qui da dieci anni. Non basta?»

Non lo so. Nessuno può saperlo prima di vedere le tue carte.

Dieci anni di permesso non sono sempre dieci anni di residenza.

Sono due cose diverse, scritte in due registri diversi. Si controllano. Non si immaginano.

«Ho fatto la domanda da solo. Posso ancora chiamarti?»

Sì. Si guarda dov'è oggi il tuo fascicolo. E cosa risulta scritto dentro. Non serve rifare tutto da capo per parlarne.

«Ho avuto un problema con la giustizia, anni fa.»

Dimmelo. È la prima cosa di cui parliamo.

Non scriverlo su WhatsApp: ne parliamo di persona, in studio. Si guarda con calma. Non è una cosa da nascondere all'avvocato.

«Posso farla da solo? Chiunque può compilare quel modulo.»

Vero: chiunque può compilare un modulo al posto tuo. Pochi ne rispondono se è sbagliato.

E il modulo è la parte piccola. La parte grossa sono le carte del tuo Paese.

Vanno tradotte, legalizzate, e hanno una scadenza. Se la domanda si rifà, quelle spese le rifai da capo.

«Mi hanno detto che adesso è più difficile.»

Le regole e le liste cambiano nel tempo. In questo periodo gli uffici guardano le carte con più attenzione.

Per questo non trovi una lista su questo sito. Quello che vale è cosa dicono le tue carte, oggi.

Se arriva la cittadinanza, restano carte da rifare

Se la strada arriva in fondo, non finisce lì. Ci sono ancora dei passaggi da fare. E delle carte da rifare.

Le tue e quelle dei tuoi figli. Con il tuo nome scritto in un modo solo.

Quando ci arriviamo, ne parliamo.

Non ti sto dicendo di affidarmi la pratica.

Ti sto dicendo di venire a capire come sei messo, prima di decidere qualsiasi cosa.

Porta le carte che hai. Anche se sono in disordine. Anche se sono in arabo.

In arabo o in italiano, come ti viene meglio.

Quanto ci vuole, quanto costa, perché non c'è la lista

«Il mio italiano non è buono.»

Puoi parlarmi in arabo. Capisco anche quello che non riesci a dire in italiano.

Ci parliamo in arabo. Gli atti li scriviamo in italiano.

«Quanto ci vuole?»

La legge prevede due anni dalla domanda. È un termine di legge, non una promessa.

Nella pratica possono essere di più. Non dipende da me: decidono gli uffici.

Diffida di chi ti dà una data. Quello che posso dirti è quanto ci metto io a risponderti.

«Quanto mi costa in tutto?»

La prima volta che ci parliamo non ti costa nulla e non ti impegna a niente.

Se il tuo caso richiede un lavoro vero, te lo dico prima di iniziare — non dopo.

«Perché su questo sito non c'è la lista dei documenti?»

Perché i documenti dipendono dal tuo caso: ogni caso ha la sua lista precisa.

Una lista sbagliata ti fa perdere mesi. E ti fa pagare le traduzioni due volte.

Porta quello che hai: guardiamo il tuo caso, non un caso generico.

«Mi fido di un avvocato che non conosco?»

Posso dirti tre cose vere.

Faccio questo da circa dieci anni. Ti ricevo io, di persona, nel mio studio a Firenze.

Quello che mi dici resta tra noi, anche se poi non lavoriamo insieme.

Scrivimi